Parrocchia San Francesco d'Assisi

La chiesa di san Francesco d'Assisi fu costruita nel 1727 a seguito dell'autorizzazione alla fondazione del Convento dei Cappucci, avuta con bolla pontificia del 1722; è ad una sola navata, una sola porta centrale, ed è posta in un punto alto del paese dove si pensa ci siano stati i primi insediamenti abitativi.

Con decreto del Vescovo di Agrigento Mons. Giovanni Battista Peruzzo il 20 marzo 1948 la chiesa venne eretta a Parrocchia, venne nominato primo parroco Don Girolamo Amantia che venne sostituito il 1 luglio 1969 da Don Giovanni Di Liberto che rimase parroco fino al 1981 quando venne nominato Arciprete della Madre Chiesa. Dopo tale nomina,  per un breve periodo, è stato parroco l'attuale Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Agrigento, Don Melchiorre Vutera,  e poi Don Giuseppe Argento fino a quando, nel 1991, è stato nominato Amministratore Parrocchiale l'Arciprete Don Giovanni Di Liberto.

Nell’interno della chiesa, interamente restaurato nell’anno 2002, vi sono, nel lato destro, guardando l'altare centrale,  tre cappelle, nella prima è collocata una statua di Santa Chiara d'Assisi, acquistata, nell'anno 2008, dall'Arciprete Don Giovanni Di Liberto su iniziativa e raccolta di alcuni fedeli della comunità, nella seconda cappella sono custodite, sopra l'altare centrale, la statua della Madonna del Silenzio, in una piccola nicchia ricavata nella stessa cappella un piccola statua dell'Ecce Homo e in centro alla cappella si trova il fonte battesimale, a seguire, sempre nel lato destro, nella terza cappella è collocato il gruppo statuario che rappresenta la Crocifissione, con Gesù crocifisso e, ai lati, le statue della Madonna Addolorata e della Veronica, quest'ultima statua viene portata in processione nelle celebrazioni del venerdì Santo.

Sempre guardando l'altare, nel lato sinistro della chiesa, in una nicchia, di fronte alla statua di Santa Chiara, è allocata la statua di San Francesco d'Assisi e, a seguire, sui muri che insistono tra le arcate, su uno sbalzo, la statua di San Giuseppe ed nell'arcata successiva una grande tela di cui parleremo ampiamente dopo.

Le statue di San Francesco d'Assisi, di San Giuseppe, della Madonna del Silenzio e dell'Ecce Homo sono in legno e realizzare dallo scultore castelterminese Michele Caltagirone, inteso Quarantino, mentre la statua di Santa Chiara, è in vetroresina, decorata a mano con colori ad olio mentre l'ostensorio è rivestito di oro zecchino in foglie.

Nell'altare maggiore, vi è un bellissimo Tabernacolo scolpito in legno di bosso da Fra Fedele Pizzuto da Casteltermini. All'interno della chiesa si possono ammirare delle bellissime tele realizzate da Padre Fedele Tirrito da San Biagio Platani.

LE TELE

 [A cura della Dott.ssa Arianna Baiamonte]

MADONNA CON ANGELI E SANTI

(o Porziuncola)

di Padre Fedele Tirrito

Olio su tela, cm 360x250

1759-1762

La pala dell'altare maggiore risale al periodo in cui il pittore ricopriva in questa chiesa l’incarico di padre guardiano tra il 1759 e il 1762. La tela della Madonna con angeli e santi è nota anche come la Porziuncola, probabilmente perché i lavori di edificazione del convento e della chiesa iniziarono il 2 Agosto del 1722, giorno in cui la comunità francescana celebra la solennità di Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola; ad attestare la veridicità di quanto detto è lo storico castelterminese Francesco Lo Bue in “Uomini e fatti di Casteltermini nella storia moderna e contemporanea”. L’opera mostra un impianto strutturale particolarmente complesso rispetto alle altre tele presenti nel luogo sacro. La composizione si articola in due registri sovrapposti: quello superiore mostra la Vergine tra angeli e cherubini, mentre quello in basso rappresenta figure di santi. L’impianto è inoltre suddiviso da due diagonali il cui punto di intersezione è la Madonna. In questa ardua composizione Padre Fedele riesce a raggiungere un completo ed eccellente equilibrio formale nella simmetria tra le parti; nonostante la struttura sia articolata su un rigido schema piramidale, tale rigidità sembra essere attenuata dall’agitarsi tenue delle vesti, esercizio acquisito sicuramente durante il periodo di studi artistici presso il Conca. Lo spazio è diviso ma questa volta sul piano cromatico: il lato di sinistra è traboccante di luce e di vivaci tonalità, quello opposto di destra presenta invece cromie abbastanza scure e brune, armonizzate in maniera eccellente dalle vesti bianche della Vergine. Il cappuccino ottenne tali risultati sia per il suo talento pittorico naturale sia perché aveva alle spalle una solida preparazione teorica. Infatti era convinto che per le grandi pale d’altare molto doveva essere affidato al sapiente uso dei chiaroscuri nelle pieghe dei panneggi e nelle masse luminose, per far in modo che vi fosse un’armonia e un equilibrio in tutta la composizione. La scena si svolge in un esterno, ciò viene suggerito dalle sfumate cromie del cielo, che sembra annunciare un’imminente tramonto, e da un paesaggio modulato da profili di colline in lontananza. I personaggi sono contraddistinti da un’attenta descrizione e interpretazione, non viene tralasciato alcun particolare, ma vi è anzi una voluta e studiata ricerca del dettaglio. La Madonna è identificata come l’Immacolata e gli attributi iconografici che le vengono assegnati sono una corona di dodici stelle e il piede su una mezzaluna. Inoltre la Vergine ha le mani incrociate sul petto e gli occhi rivolti verso il basso, perché sta discendendo dall’alto per redimere gli uomini. Alla sua destra San Michele Arcangelo indossa elmo e corazza, mentre nella mano destra tiene la spada. Sul piano inferiore, in terra, bramano la vista della Madonna: San Francesco, Santa Chiara e Santa Cristina da Bolsena con i rispettivi attributi iconografici: la croce il primo, l’ostensorio Santa Chiara e il fascio di frecce Santa Cristina. A sinistra, sullo stesso piano, Padre Fedele raffigura invece San Gerolamo con in mano il libro sacro e ai piedi un cappello e un mantello, simboli della dignità cardinalizia rifiutata dal santo per intraprendere la vita da eremita; al suo fianco un altro santo che addita alla Madonna e che rimanda al San Pietro raffigurato nell’ Immacolata e santi di Guglielmo Borremans alla cattedrale di Caltanissetta e che per la presenza del leone al suo fianco và identificato con l’Evangelista Marco. Ultimo particolare da notare è l’angioletto a sinistra vicino alla Madonna, che quasi per scherzo si nasconde sotto il suo manto; tale angelo rimanda ai puttini scolpiti da Giacomo Serpotta a Palermo, artista che sicuramente il frate sanbiagese conosceva.

Bibliografia:

- Francesco Lo Bue,Uomini e fatti di Casteltermini nella storia moderna e contemporanea, Palermo,1985,VolumeI.

- Scheda nr 6, catalogo opere della mostra, a cura di S.Dell’Aira in Padre fedele da San Biagio,.Salvatore Sciascia editore, Bagheria (Palermo),2002,(pag 214-215).

 

 

MADONNA CON BAMBINO E I SANTI FRANCESCO D’ASSISI ED ANTONIO DA PADOVA

di Padre Fedele Tirrito

Olio su tela, cm 140x100

1741-1742

 

L’opera in questione, risalente all’età giovanile di Padre Fedele, è una delle sue prime realizzazioni a Casteltermini, forse fu dipinta tra il 1741 e il 1742, anni in cui da poco aveva ricevuto il sacro abito e dimorava al convento dei cappuccini. Difatti le successive tele conservate nella medesima chiesa verranno realizzate dal pittore negli anni che vanno dal 1759 al 1762, quando ricoprirà l’incarico di padre guardiano. La tela messa a confronto con le opere più mature è manchevole delle aggraziate ed eleganti fisionomie che le caratterizzano; ciò si percepisce nei lineamenti marcati delle figure, che hanno una certa goffaggine. Il dipinto, inoltre, è invaso da un senso di scarsa aderenza al vero ed è ravvisabile:nella poca naturalezza delle pose dei santi fermi e impacciati nei loro gesti; nella rigidità della pennellata stesa entro contorni ben delineati e poco sfumati;nell’inadeguata adesione alla realtà dell’andamento dei panneggi, che sembrano così duri da esser scolpiti invece che esser morbidi e soffici e dall’eccessiva consistenza della nube ai piedi della Madonna. Quasi estraneo alla scena è San Giuseppe, nascosto e adombrato da un drappo in alto;imperfetto e gonfio è invece il collo della Vergine, mentre poco studiata risulta la cura anatomica e soprattutto le mani quasi grossolane e rozze dell’angioletto, in primo piano in basso, che reca la Regola Francescana. Anche il mancato pathos tra Sant’Antonio e il Bambino fanno pensare a un Padre Fedele ancora inesperto, l’opera non è pervasa dall’atmosfera di intimo raccoglimento a cui ci abituerà il pittore ma, pur risultando stilisticamente impacciata, già denota le innate qualità pittoriche che il frate perfezionerà nel corso della sua lunga produzione artistica. Segni di queste qualità pittoriche si possono avvertire nel viso di san Francesco, estasiato nella contemplazione della Vergine, e nelle mani sul petto di questo, che prefigurano la tela dell’Annunciazione fatta tra il 1769 e il 1762 per la chiesa Madre. Degni di nota sono anche gli elementi architettonici sulla destra e un cielo azzurro leggermente velato di nuvole. Particolari decorativi che caratterizzeranno tutta la carriera di Padre Fedele si possono ammirare nel rosario del poverello d’Assisi, i cui grani sono perle formate da un pendente cesellato nelle venature del marmo, che funge da pavimento; nelle rifinite bordure del soffice cuscino, agghindato da una preziosa nappa;nelle tonalità del grigio tenue dei gigli sbocciati sul bastone di san Giuseppe; nella fibbia del sandalo di sant’Antonio da Padova e nella ricciuta capigliatura del Bambino Gesù. Infine va segnalata la Madonna, centro focale della tela, che assurge qui al ruolo dell’Odighitria, cioè guida di verità e di vita del figlio e dei fedeli, e nello stesso tempo consegna a san Francesco l’indulgenza plenaria che tiene nella mano destra. Ancora una volta il dipinto si contraddistingue per una buona resa della luce, che si equilibra grazie allo sfondo in chiaroscuro e alle cromie più vivaci che colpiscono soprattutto il volto della Vergine e del Bambino. L’impostazione strutturale dell’opera è paragonabile alla Madonna, Sant’Agata e San Francesco di Sales, realizzata da Filippo Randazzo e oggi conservata al Palazzo Biscari di Catania.

Bibliografia:

- Francesco Lo Bue, Uomini e fatti di casteltermini nella storia moderna e contemporanea, Palermo,1985,VolumeII.

- Scheda nr 5, a cura di M.R.Basta,catalogo opere,Padre Fedele da San biagio,Salvatore Sciascia editore,Bagheria (Palermo), 2002 (pag.212).

- Padre Pietro Roccaforte,Padre Fedele da San Biagio pittore e letterato, Flaccovio editore, Palermo, 1968.

 

TRANSITO DI SAN GIUSEPPE

di Padre Fedele Tirrito

 Olio su tela, cm245x165

1759-1762

La tela è collocata sulla parete destra del coro; probabilmente fu dipinta tra il 1759 e il 1762, periodo in cui Padre Fedele fu padre guardiano al convento dei cappuccini. Protagonisti della scena sono: San Giuseppe semidisteso, la Madonna al suo fianco e Cristo in piedi benedicente, che qui non rappresenta il figlio ma si eleva a ruolo di Padre salvatore. Il tema del transito, cioè il passaggio dalla vita alla morte, non viene trattato dal pittore in maniera tragica e drammatica, ma al contrario tutta la scena è invasa da una solenne e calma serenità cristiana. L’episodio, che vede per l’ultima volta la Sacra Famiglia riunita, rivela una divina consolazione dopo la morte. Il tutto è ambientato in un interno, in cui a destra troviamo una colonna, mentre ai piedi del letto un’anfora e un bacile minuziosamente lavorato. L’attenta cura dei particolari è resa anche dal ricamo dorato del sandalo di Cristo, dalla spilla con pendente che orna la manica dell’angelo a sinistra, in primo piano, e infine dall’incensiere sorretto da un angelo. Particolari fonti di luce provengono dal volto di Cristo e dall’alto con lo Spirito Santo incarnato in una colomba bianca; intorno vi è un agitarsi di puttini e angeli. Vanno segnalati infine la maestria nell’uso della linea, ravvisabile nella cura dei panneggi egregiamente drappeggiati, e altresì l’uso dei colori ben armonizzati ed equilibrati.Difatti alle accese tonalità del rosso e dell’ocra delle vesti di San Giuseppe e di Cristo corrispondono in opposizione le cromie brune e scure di tutta la composizione. Appaiono grandi e sproporzionati, invece, le mani dell’angelo in ginocchio in primo piano a sinistra e la gamba destra dell’angioletto in alto in torsione, che ha tra le braccia un altro angioletto recante rose e giglio bianco, attributo iconografico riferibile a San Giuseppe.

Bibliografia:

-Francesco LoBue, Uomini e fatti di Casteltermini nella storia moderna e contemporanea,Palermo,1985,VolumeI.

-Scheda nr 8,catalogo opere della mostra, a cura di M.R.Basta, Padre Fedele da San Biagio,Salvatore Sciascia editore, Bagheria (Palermo), 2002,(pag.218).

 


GLORIA DI SAN FEDELE DA SIGMARINGA

di Padre Fedele Tirrito

Olio su tela, cm250x 165

1759-1762

L’opera è collocata sulla parete di sinistra del coro e può annoverarsi tra quelle dipinte dal frate negli anni 1759-1762, periodo in cui realizzò la maggior parte delle tele per l’edificio sacro. L’opera è nota come l’Estasi di San Francesco d’Assisi, ma analizzando attentamente la composizione, l’attribuzione al tema iconografico dell’estasi di San Francesco è errata, poiché questo prevede che il santo si abbandoni misticamente tra le braccia di un angelo dopo aver ricevuto le stigmate, ma tutto ciò non trova riscontro con la trama pittorica dell’opera in questione. Padre fedele raffigura il santo su un nimbo con il viso rivolto verso l’alto, poiché sta ascendendo al cielo dopo il martirio e allarga le braccia, abbandonandosi alla volontà divina umilmente. Accanto a lui degli angeli recano: spada, palma, mazza chiodata e corona, vale a dire i simboli iconografici di martirio dello stesso santo, il quale nel 1622 fu martirizzato in Svizzera proprio con una mazza e una spada. I tratti somatici con cui Padre Fedele raffigura il santo sono completamente diversi dalla raffigurazione del santo d’Assisi realizzate nella sua produzione pittorica castelterminese, come per esempio in Madonna con Bambino e santi Francesco d’Assisi e Antonio da Padova. Infine, per chiarire completamente la questione, decisiva risultò la richiesta avanzata e ottenuta nel 1783 proprio da Padre Fedele alla Santa Sede, della donazione delle reliquie del martire per la chiesa di San Francesco d’Assisi e oggi custodite nella cappella del Crocifisso all’interno di un reliquiario antropomorfico. L’impianto compositivo della tela è piramidale, le cromie sono ben equilibrate e variano in diverse tonalità di marrone e si armonizzano egregiamente con i celestini squarci del cielo. L’altra nota di colore è data dal drappo rosso indossato dall’angelo in basso, che reca la spada e rimanda proprio al sangue che il martire versò durante la sua missione di evangelizzatore. Sulla sinistra uno scorcio paesaggistico raffigura le rovine di un castello, circondato da rami e foglie, che sembra tagliare l’angolo a sinistra della tela. L’ambientazione esterna e i riferimenti naturalistici sono rari nella pittura di Padre Fedele, anche se vengono riproposte nella pala d’altare della Madonna con angeli e Santi e nella Madonna con Bambino a santi Francesco d’Assisi e Antonio da Padova della medesima chiesa. Sono ravvisabili dettagli tipici della pittura del frate: il ciondolo d’oro cesellato, pendente dalla coroncina di rosario di San Fedele; la spilla che trattiene il suo saio e una gemma sulla veste dell’angelo che tiene in mano la palma, simbolo anche questo di martirio. Il dipinto trova un raffronto con la tela di San Francesco d’Assisi in estasi, proveniente dal convento dei cappuccini di Monreale. Le similitudini sono nella struttura compositiva e cromatica, ma nel dipinto di Monreale l’angelo vicino a San Francesco mostra un orientamento verso la cultura artistica neoclassica, mentre l’angelo vicino a San Fedele di Casteltermini presenta stilemi tardo- barocchi.

Bibliografia:

- Padre Pietro Roccaforte, Padre Fedele da San Biagio, pittore e letterato,. Flaccovio editore,Palermo, 1968.

- Scheda nr 9,catalogo delle opere, a cura di S. Dell’Aira in Padre Fedele da San Biagio, Salvatore Sciascia editore, Bagheria (Palermo) ,2002 (pag.220).

 

 

 

VERGINE IMMACOLATA

di Padre Fedele Tirrito

Olio su tela, cm 130x100

1759-1762

La Vergine Immacolata fu dipinta probabilmente da Padre Fedele nel periodo in cui fu padre Guardiano al convento dei cappuccini di Casteltermini tra il 1759 e il 1762. Il dipinto è collocato nella parete di sinistra della chiesa cappuccina. Per i francescani il culto mariano è particolarmente importante e si presuppone anche per Padre Fedele, poiché numerosissima fu la produzione di icone mariane. La forma della tela è ovale e ritrae l’Immacolata Concezione attorniata da angeli e puttini; ha il viso rivolto verso l’alto, le braccia aperte e sul capo una corona di dodici stelle. Ritratta su una nube, tiene il piede sinistro su una mezzaluna simbolo di castità. Gli abiti indossati, la veste bianca e il mantello azzurro, l’angelo al suo fianco con un drappo rosso e che tiene in mano un grande fascio di gigli che rinviano alla purezza di Lei, sono segni tipici dell’iconografia della Madonna. Le cromie del dipinto sono ben armonizzate e rimandano certamente agli insegnamenti del suo primo maestro Don Olivo. Sulla mano sinistra la Vergine tiene una catenella e per questa motivazione l’opera è anche nota come Madonna della Catena, come attesta anche nel catalogo delle opere di P.Pietro Roccaforte. Nel meridione d’Italia la tradizione popolare di questo periodo era particolarmente legata alla Madonna della Catena, vista come intermediaria per la liberazione dalla schiavitù terrena; ma in realtà la catenella potrebbe essere stata aggiunta posteriormente, e quindi non esser legata alla mano del pittore sanbiagese. Inoltre, la consueta iconografia della Madonna della Catena prevedeva il capo con una corona e il Bambinello Gesù in braccio, elementi che qui non sono presenti. Grande maestria mostra il particolare anatomico del braccio,della mano dell’angelo a fianco alla Vergine e della schiena nuda del puttino di spalle sapientemente modellati. Raffronti si possono segnalare con l’Immacolata di Sebastiano Conca, oggi alla galleria Regionale della Sicilia. Nell’impianto compositivo e strutturale. L’opera presenta una matura e personale rielaborazione di istanze culturali della scuola romana riportate in quel periodo sull’isola; per tali ragioni l’opera entra a far parte delle tele più mature del pittore prodotte a Casteltermini.

Bibliografia:

-Catalogo delle opere,Padre Pietro Roccaforte, in Padre Fedele da San Biagio,pittore e letterato,. Flaccovio editore,Palermo, 1968,(pag .40 e 125).

-Scheda nr 10,catalogo delle opere della mostra,a cura di M. R. Basta,in Padre Fedele da San Biagio,Salvatore Sciascia editore,Bagheria (Palermo), (pag 222-223).

 

 

 

MADONNA CON SANTI E BEATI CAPPUCCINI

di Padre Fedele Tirrito

Olio su tela, cm250x180

Postuma al 1768

Il dipinto si trova collocato sulla parete sinistra della chiesa. Seguendo il modello iconografico tradizionale, Padre Fedele raffigura la Madonna tra santi e beati cappuccini entro uno schema a piramide: la Vergine, al centro, assisa su un poggiolo di nuvole, affiancata in alto da angioletti e risplendente in tutta la sua santità, è il vero vertice semantico della composizione. Accanto a lei il Bambino tiene in mano lo scettro del potere e con la mano destra compie un gesto di benedizione. Nella parte sottostante le fanno da corona quattro francescani tra i quali si può individuare il Beato Bernardo da Corleone, raffigurato in prossimità della Vergine sul margine sinistro della tela. Ancora in basso vi sono due frati privi di attributi iconografici e pertanto non facilmente identificabili; forse sono San Felice da Cantalice(1) e San Lorenzo Russo da Brindisi(2), dato che San Fedele da Sigmaringa(3), santo solitamente raffigurato nelle sue tele, ha come attributi la palma e la mazza o la spada che qui mancano. I due frati non possono essere identificati con San Serafino da Montegranaro(4), perché questo divenne santo nel 1767.Incerta risulta essere la datazione di realizzazione dell’opera; se identifichiamo nel frate vicino alla Vergine il Beato Bernardo, allora la data di composizione è postuma al 1768, perché proprio in quell’anno il cappuccino fu proclamato beato; quindi la tela potrebbe essere stata dipinta negli anni maturi; forse quando, recandosi per brevi periodi a San Biagio Platani suo paese natale, dimorava a Casteltermini. I frati sono colti in un atteggiamento di adorante sollecitudine nei confronti di Gesù, unica vera via di salvezza; San Francesco d’Assisi, recante tra le mani i consueti gigli bianchi, guarda verso di noi. L’impianto piramidale dell’opera, che Padre Fedele riprende dai modi di Sebastiano Conca, viene qui reinterpretato nella sapiente fusione con la linea circolare su cui si iscrive la corona di santi, dalla quale promana un edificante afflato religioso. In basso un angioletto invita al silenzio, accanto a lui sono posti dei gigli bianchi, un libro sacro e una rosa rossa che rimanda probabilmente alla futura passione di Cristo. Fa da sfondo al dipinto ancora una volta un accenno di un paesaggio e uno squarcio di cielo azzurro. Nonostante il ripetersi del soggetto, ampiamente divulgato nelle chiese e nei conventi cappuccini, il dipinto di Casteltermini si distingue per un cromatismo abbastanza pacato, il quale accorda i toni del marrone delle vesti dei santi con il tocco pastoso e luminoso del rosa celeste, con il manto della Madonna e delle candide e rosee carni del Bambino egregiamente modellato. Una nota di colore si ravvisa anche nel drappo rosso dell’angioletto in basso, nel cielo azzurro e nelle tonalità del giallo che contornano i visi del Bambino e della Vergine.

Bibliografia:

Giovanni Spagnolo,L’onore e l’amore,Bernardo da Corleone 1605-1667cappuccino e santo, Velar editore,Gorle(BG),2001.

-Padre Pietro Roccaforte, Padre Fedele da San Biagio, pittore e letterato, Flaccovio editore,Palermo,1968,(pag. 125).

(1) - Da Biblioteca Sanctorum volume V pag 538-539:

 

 

BEATO BERNARDO DA CORLEONE

di Padre Fedele Tirrito

Olio su tela, cm 110x80

Postuma al 1768

La tela, raffigurante il Beato Bernardo da Corleone, è collocata sulla parete sinistra della chiesa di San Francesco d’Assisi a Casteltermini. La data di realizzazione è incerta, sappiamo che Padre Fedele dimorò a Casteltermini tra il 1759 e il 1762, ma Padre Bernardo fu dichiarato beato il 29 aprile del 1768 da Papa Clemente XIII. L’opera probabilmente fu dipinta in una data postuma al 1768, realizzata forse a Palermo e collocata successivamente nella chiesa di Casteltermini. La commissione del dipinto si lega all’antica consuetudine di adornare i conventi cappuccini con le immagini dei padri illustri dell’ordine. Il dipinto, che ritrae il Beato Bernardo da Corleone a mezzobusto, si caratterizza per la sobrietà del colore dalle tonalità basse e smorzate. Dal fondo oscuro emerge, appena illuminato da una luce fioca, il suo viso sereno e mite con capelli e barba folti dai tratti addolciti. Tutto ciò è ottenuto attraverso un sapiente effetto di chiaroscuro e di ombreggiature, che mettono in evidenza il cingolo francescano, le tempie, le guance scavate, la bocca e l’espressione degli occhi fermi a guardare lo spettatore. Il dipinto che si ascrive al periodo giovanile del pittore sanbiagese, risulta nel complesso di modesta entità artistica, anche se emerge l’ abilità del ritrattista di mettere in luce l’animo del personaggio.

Bibliografia:

-Catalogo dei dipinti, Padre Pietro Roccaforte, Padre Fedele da San Biagio, pittore e letterato, Flaccovio editore, Palermo.1968,( pag 125).

- Giovanni Spagnolo, L’ onore e l’amore, Bernardo da Corleone (1605-1667) cappuccino e santo. Velar editore, Gorle (BG) 2001.

 

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